Ha ancora senso leggere “Cuore” di Edmondo De Amicis?

Quando si parla di Cuore di Edmondo De Amicis uno degli aggettivi più usati per definirlo è edulcorato. Edulcorato lo stile, edulcorato il tema, edulcorati i messaggi e gli argomenti trattati. Etimologia latina, il termine rimanda a qualcosa che è stato reso più dolce. Non è certamente un caso che Umberto Eco, quando stronca l’opera senza appelli per elogiare l’unico suo vero personaggio negativo, quel Franti di cui avremo modo di parlare in seguito, esordisca facendoci subito immergere “nel gran mare di languorosa melassa” del libro. Il rischio di giudicare Cuore come un romanzo sdolcinato che ha fatto il suo tempo, con parabole edificanti che oggi non trovano più la loro ragion d’essere, è alto. Diventa altissimo se le pagine di De Amicis non sono più sfogliate come dovrebbero, se l’insofferenza comune verso uno dei libri più famosi della letteratura italiana per l’infanzia prende il sopravvento, se il pregiudizio offusca una serena considerazione dei fatti.

Fuor di dubbio, Cuore è un libro anacronistico. Oggi a un ragazzino, il destinatario principale dell’opera, non saprebbe dire niente. Veicola valori (il rispetto per il prossimo, la dedizione nel lavoro, la solidarietà tra gli uomini, l’amore per la patria) con un sentimentalismo datato, eccessivamente paternalistico, lontano dall’orizzonte emotivo di una società come la nostra che ha fatto del relativismo etico una bandiera, che tende a distinguere sempre meno i padri dai figli e i figli dai padri. Ne consegue una svalutazione frettolosa dell’opera che un autore attento e impegnato come De Amicis non merita. Un po’ perché, al netto di qualche lacrima facile, si è posto un problema educativo non da poco, mettendo la scuola al centro della costruzione dell’Italia appena nata. Un po’ perché il Nostro, con buona volontà e occhio clinico, ha provato a evidenziare le problematiche di una nazione che ancora doveva trovare la sua ragion d’essere. Si dirà giustamente che ha indorato la pillola. Si dovrà dire però, con la stessa onestà d’animo, che in molti casi questo è l’unico modo per mandar giù ciò che non ci piace.

Questo è un estratto del primo capitolo di Consigli di classe, intitolato Cosa ci insegna il mite Bottini in Cuore di Edmondo De Amicis?  

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